Disintermediazione turistica, ma fatta bene: ecco la guida che finalmente dice le cose come stanno, senza miracoli né scorciatoie.
Essere presenti online non è più di per sè un vantaggio competitivo: è la base minima necessaria.
La vera sfida oggi è emergere tra gli altri, attrarre persone interessate a noi e convincerle a prenotare direttamente.
La visibilità turistica, se non porta prenotazioni, è solo rumore di fondo. In questo articolo scopriremo come poterci distinguere tra i molti e come farci scegliere.
🔎 Questo articolo è uno dei tasselli della guida “Disintermediare sul serio”: un percorso concreto, pensato per aiutarti a usare le OTA a tuo vantaggio, senza subirle.
Niente scorciatoie, niente illusioni: solo strategie pratiche per riprenderti il controllo e tornare a vendere davvero.
🧱 PARTE 1 – RICONOSCERE IL GIOCO
Visibilità turistica: come smettere di contare solo i clic e iniziare a contare i clienti: se la visibilità turistica non porta clienti, è solo rumore.
Articolo a cura di Riccardo Grassi!
CEO di Mare Consulting – Strategia, marketing e turismo Consulente, formatore, imprenditore. esperto di digital marketing, SEO e strategie di disintermediazione per il turismo. Fondatore di Mare Consulting e autore del libro “Disintermediare sul serio”.
Da oltre vent’anni lavoro tra marketing, CRM e turismo, con un approccio che unisce visione strategica e operatività concreta.
Ho guidato team in grandi aziende, sviluppato progetti digitali per il turismo e fondato realtà imprenditoriali nel mondo della consulenza, dell’ospitalità e degli eventi.
Credo in un marketing che fa crescere le imprese, non i like. E in un turismo che torna ad avere al centro chi lo vive e chi lo costruisce, ogni giorno.
Scopri di più su riccardo-grassi.com.
Cosa troverai qui dentro (e cosa no)
- Chi ci vede… ma non ci sceglie
- Il rumore di fondo della visibilità
- Misurare (bene) la visibilità turistica
- Dalla visibilità alla scelta: cosa cambia davvero
Chi ci vede… ma non ci sceglie
Essere visibili online è diventato un mantra, quasi una religione per tutti (o quasi) coloro che fanno digital marketing.
Tutti vogliono apparire, emergere, farsi notare.
Ma in mezzo a questa corsa alla visibilità turistica, c’è una verità che spesso ignoriamo: essere visti non significa essere scelti.
Il turista ti trova, scorre la tua scheda, guarda qualche foto, legge una descrizione.
Poi clicca altrove. Non ha detto “no la tua struttura non mi piace“, semplicemente non ha detto: “si prenoto da te!“.
Ha esercitato il suo diritto di ignorarti, con garbo, con rispetto, cercando la sua ispirazione che non è stata fatta scattare dalla nostra struttura ricettiva, dal nostro hotel, dal nostro albergo.
E noi, intanto, proseguiamo felici a contare le visualizzazioni come se fossero prenotazioni: Non lo sono!
Sulle OTA, su Google, ovunque ci sia un elenco, siamo sempre uno tra i tanti.
Anche se sei il più bravo, il più bello, il più onesto.
In una vetrina di dieci venti strutture o più, la competizione si gioca su dettagli invisibili: una foto più calda, una descrizione più umana, una recensione in più o in meno… e le OTA sono maestre a convincerti a investire su questi dettagli.
Ti dicono di fare una scheda perfetta, ti guidano con le percentuali di completamento (che fanno parte dell’algoritmo naturalmente), ti invitano ad avere recensioni… etc.
È marketing al microscopio!
Il problema pertanto non è solo “esserci”.
Il problema è come appariamo nel confronto, come siamo percepibili nella lista. E ancora di più: se siamo rilevanti per chi ci sta guardando. Perché anche la visibilità ha un costo:
- in tempo,
- in budget,
- in energia.
E se la visibilità, guadagnata con tutto il nostro investimento, non converte il visitatore in cliente, è un investimento a fondo perduto.
Perciò la domanda non è “quanto siamo visibili”, ma “a chi siamo visibili… e con quale impatto”.
Perché se il turista ci vede, ma non ci sceglie, non siamo realmente presenti. Siamo solo uno sfondo, rumore bianco!
Il rumore di fondo della visibilita
Ogni giorno ci raccontiamo che essere online è fondamentale, ce lo dicono tutti, soprattutto i guru della comunicazione.
Spesso siamo rimastia alla favola che basta farsi vedere per attirare nuovi clienti. Ma in realtà, buona parte della visibilità turistica che generiamo è solo rumore bianco.
Un brusio di fondo che non incide sulle scelte reali delle persone. Siamo li, come quel soprammobile sulla credenza della nonna!
La visibilità è quel traffico che arriva, il visitatore guarda, scorre la lista sulle nostre amate Online Travel Agency, il nostro sito web, ma non solo non ci sceglie, ma addirittura non interagisce, neache un click.
Sono gli utenti che scorrono la home page o la prima pagina trovata e se ne vanno.
Visite da mobile che durano pochi secondi, scroll che non portano né contatti né prenotazioni. Tutto questo traffico, apparentemente positivo, ci dà l’illusione che stia andando tutto bene: abbiamo tante visite!!!
Ma se lo analizziamo, scopriamo che è vuoto.
Il rumore si misura in impression, in bounce rate elevati, in tempo sulla pagina vicino allo zero.
Ma il marketing turistico non dovrebbe essere un concorso di numeri: dovrebbe produrre esperienze, relazioni e conversioni. Se non accade, la visibilità non è marketing. È rumore amplificato.
Molte strutture turistiche, purtroppo, investono tempo ed energia per generare visibilità, senza avere un sistema per valutarne il valore reale.
Si inseguono i numeri senza chiedersi se stanno portando i clienti giusti. E il rischio è quello di farsi notare da tanti, ma interessare a nessuno.
La soluzione non è “essere ovunque”, ma essere nei luoghi giusti, nel modo giusto, con il messaggio giusto.
La visibilità turistica non può essere misurata solo in click, impression o session. Deve essere misurata in potenziale umano e commerciale. Altrimenti, non stiamo comunicando: stiamo solo facendo rumore nel traffico.
Misurare bene la visibilita turistica
Il concetto di “essere visti” è spesso sopravvalutato. Nel turismo, il dato più citato è il numero di visualizzazioni o di utenti unici!
Ma questi numeri, da soli, non bastano. Se non sono accompagnati da azioni concrete, non hanno alcun valore reale. La visibilità turistica va misurata con intelligenza.
Cosa vuol dire misurare bene?
Significa sapere cosa osservare, quali indicatori contano davvero e come interpretarli.
Impression e clic sono un primo passo, ma da soli dicono poco. Serve andare più in profondità: analizzare quanto tempo le persone restano sul sito, se tornano, se compiono azioni, se si trasformano in lead o prenotazioni.
Un altro errore comune è non distinguere il traffico casuale da quello qualificato.
Non tutti i visitatori sono potenziali clienti. Alcuni capitano per sbaglio, altri per curiosità, altri ancora per confronto. Ma solo chi è davvero interessato ha valore per noi. E quel valore va tracciato, non immaginato.
Misurare bene significa anche smettere di leggere i dati in modo isolato.
Il numero di visite ha senso solo se lo rapportiamo al tasso di conversione. Il tempo medio ha senso solo se sappiamo cosa c’era in quella pagina. La visibilità non è un dato assoluto, ma una relazione tra presenza e interesse.
Perciò il vero lavoro non è farsi trovare (lavoro comunque da fare), ma capire se chi ci trova lo fa per i motivi giusti. Solo così la visibilità turistica smette di essere una voce di spesa e diventa una leva strategica e di guadagno reale.
Dalla visibilita alla scelta
In un mondo iperconnesso, essere visibili è una condizione di partenza, non un vantaggio competitivo.
Il passo decisivo è trasformare quella visibilità in scelta. E questo avviene solo quando ciò che comunichiamo genera fiducia, rilevanza e desiderio.
Molti operatori turistici si concentrano sul farsi notare, ma trascurano il messaggio.
Eppure è proprio lì che si gioca la partita. Non basta mostrare la struttura: bisogna raccontare perché è diversa, per chi è pensata, cosa la rende memorabile. Le OTA ti elencano. Tu devi emergere.
Dalla visibilità alla scelta il passo è breve, ma pieno di ostacoli.
Serve coerenza tra quello che si promette online e quello che si offre davvero. Serve un tono che parli al cliente giusto, immagini che raccontino l’esperienza, testi che lascino intuire il valore umano dietro ogni dettaglio.
La visibilità turistica funziona quando è uno specchio fedele dell’identità della struttura.
Se è solo una vetrina, non basta. Il viaggiatore (evoluto) oggi cerca autenticità, rassicurazione, motivazione. Non clicca perché ci sei, ma perché lo hai convinto. E ti sceglie perché gli hai parlato davvero, sei entrato in empatia con lui.
Convertire visibilità in clienti significa ragionare meno in termini di esposizione e più in termini di relazione. Meno ossessione per gli algoritmi, più attenzione alle persone.
Perché alla fine, ogni clic che non si trasforma in scelta è solo un’occasione persa.
La vera visibilità si costruisce nel momento esatto in cui qualcuno decide di fidarsi di noi.
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Questo contenuto fa parte della guida gratuita “Disintermediare sul serio”, scritta da Riccardo Grassi per aiutare le strutture ricettive a liberarsi davvero dalla dipendenza dalle OTA.
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Domande frequenti (FAQ)
Essere visibili online basta per ottenere prenotazioni?
No. La visibilità è solo il primo passo. Senza una comunicazione efficace, un messaggio rilevante e un’identità coerente, essere visti non significa essere scelti. Serve trasformare l’attenzione in fiducia e poi in azione.
Come posso capire se la visibilità della mia struttura è efficace?
Non basta guardare il numero di impression o visite. Bisogna misurare il tempo medio di permanenza, il tasso di conversione, il ritorno dei visitatori e soprattutto i contatti generati. Visibilità senza risultati è solo rumore.
Quali errori si fanno più spesso nel marketing turistico?
Molti puntano solo sulla quantità: più canali, più clic, più follower. Ma spesso si trascura la qualità del messaggio e la rilevanza per il target giusto. Il risultato? Molto traffico, pochi clienti.
La mia scheda su Booking o Airbnb è ben visibile. Perché ricevo poche prenotazioni?
Perché sei uno tra tanti. Anche se sei ben posizionato, il viaggiatore confronta, scorre e spesso sceglie per dettagli sottili. Senza un’identità chiara e un messaggio che colpisca, rischi di essere notato… ma ignorato.
Come trasformare la visibilità turistica in una leva strategica?
Serve una strategia chiara: messaggi su misura, contenuti coerenti, storytelling autentico e tracciamento delle azioni. Solo così puoi costruire una presenza online che converte davvero.
Linkipedia: risorse utili
- Come le persone scelgono un viaggio online – Think with Google
Riccardo Grassi
CEO di Mare Consulting | Esperto di marketing turistico e disintermediazione
Lavora da oltre 20 anni tra CRM, strategie digitali e turismo. Ha ideato progetti per tour operator, strutture ricettive e destinazioni, affiancando aziende come Kel 12, Tucano Viaggi, Alidays e molte altre. Con la sua barca Dream 1 sperimenta il turismo esperienziale in prima persona. Oggi guida Mare Consulting con un obiettivo preciso: aiutare chi lavora nel turismo a crescere (davvero) fuori dalle logiche imposte dalle OTA. Scopri di più sul sito di Riccardo Grassi.



