Sindaco di Genova 2025: Quel digitale che non decolla: memorie lievi di una campagna social
Sindaco di Genova 2025
Quel digitale che non decolla: memorie lievi di una campagna social
Ciao, sono Riccardo Grassi, CEO di Mare Consulting. Mi occupo di digital marketing, visibilità online e strategie di comunicazione da più di vent’anni.
In questa breve cronaca, vi racconto l’ennesimo caso di digital marketing non pervenuto in una campagna elettorale che avrebbe potuto – e dovuto – usare il web in modo molto più efficace.
Quel digitale che non decolla: memorie lievi di una campagna social
C’è un aspetto che sorprende — o forse no — nell’osservare l’evoluzione digitale della campagna per il sindaco di Genova 2025: l’assenza quasi totale di una strategia matura.
Lo stato dell’arte: i numeri parlano, ma nessuno li ascolta
Abbiamo aggiornato i dati del al 10 maggio 2025 (qui la scorsa rilevazione), ecco il risultato!
Silvia Salis: 15004
Pietro Piciocchi = 4300

Il quadro?
Due candidati, Silvia Salis e Pietro Piciocchi, che arrancano tra numeri e metriche, cercando di farsi largo nel mare digitale ma è quasi come se stessero remando… nessuno veleggia!
Silvia Salis mantiene comunque un grande vantaggio su Pietro Piciocchi, e cresce la differenenza in termini assoluti anche se di fatto si è stabilizzata.
La Salis ha una presenza più rilevante su Google e soprattuto su Instagram, ma non riesce a costruire continuità.
Piciocchi oscilla e spesso sparisce dai radar di Google.
Solo su Facebook entrambi sembrano spingere di più , ma le interazioni restano basse e le crescite poco coerenti. I numeri ci raccontano più amnesie che strategie.
Come già detto LinkedIn… questo sconosciuto. La Salis non pubblica nulla da mesi, Piciocchi ha due “Like” in croce.
Forse qualche “guru” della comunicazione ha pronunciato queste frasi: “LinkedIn non serve per la campagna elettorale, solo per la propria professione” o simili?
Instagram: il palcoscenico mancato
Instagram è oggi uno dei terreni principali per costruire identità e coinvolgimento.
Ma sembra che i candidati si ostinino a usarlo come se fosse un volantino affisso alla fermata del bus. Salis registra numeri molto più alti rispetto a Piciocchi, ma le oscillazioni settimanali sono degne di una giostra.
Per esempio, tra il 24 aprile e il 30 aprile, il suo profilo crolla da quasi 12.000 a 4.700 di visibilità. Si riprende al 10 maggio, grazie all’uso (finalmente) di video.
Piciocchi, invece, continua a fluttuare sotto la linea dei radar: non sfonda mai la soglia dei 1.000 punti di visibilità. Difficile costruire una community se non ci si presenta mai davvero al pubblico.
Facebook: ci siamo, ma senza entusiasmo
Qui entrambi i candidati dimostrano almeno una parvenza di presenza e costanza.
Salis ha numeri migliori (oltre 5.600 contatti alla fine di aprile), ma subisce una perdita evidente negli ultimi giorni. Piciocchi cresce un po’ al 10 maggio, raggiungendo quota 3.300, ma si tratta di cifre che raccontano un pubblico poco coinvolto, forse annoiato e quasi del tutto passivo.
I Singoli profili non generano né grande dibattito né entusiasmo.
Non c’è narrazione efficace, non c’è relazione con le persone, solo contenuti, spesso autoreferenziali, privi di call to action o storytelling. Insomma: nessuna scintilla. Il pubblico scrolla e passa oltre.
Google: li cerchi ma non li trovi
Google è il primo luogo in cui cerchiamo risposte.
Ma a quanto pare, i due candidati non riescono a farsi trovare. Usando le principali frasi chiave il loro sito non compare mai!!!! Certo, titoli di giornali, articoli, ma nulla prodotto dai candidati…
Non dobbiamo dirlo noi… ma così si è in balia delle volontà altrui e non si veicolano i propri messaggi!
Le curve del WBVI mostrano momenti di vivacità isolati, come l’impennata di Piciocchi il 18 aprile, ma non sono il risultato di una strategia. Sembrano piuttosto anomalie fortuite, oscillazioni temporanee nel campo di forza 0.
È un po’ come accendere i riflettori in una piazza vuota: senza un progetto di contenuti coerente e continuativo, nessuna visibilità ha senso. Google non premia la presenza episodica, ma la costanza, la pertinenza e la fiducia…
Anche qui posso immaginare frasi del tipo “eh per la SEO servono mesi… non possiamo farla”! Ah si?
Il paradosso: candidati reali, presenze virtuali
Il vero problema è che nessuno dei due riesce a costruire una presenza digitale degna di una campagna moderna.
Manca la progettualità, manca forse la conoscenza degli strumenti, manca l’idea di fondo che oggi si fa politica anche – e soprattutto – attraverso il web e i social.
Eppure, sarebbe semplice: ascoltare il pubblico, dialogare, raccontarsi in modo autentico, usare video, reel, dirette. Invece, si vedono post programmati, zero interazioni, contenuti fotocopia, e una generale sensazione di noia digitale.
Linkedin e il lavoro mancato
C’è un aspetto che sorprende — o forse no a questo punto — nell’osservare l’evoluzione digitale della campagna per il sindaco di Genova 2025: l’assenza quasi totale di una strategia matura.
In particolare, stupisce (scientificamente parlando) l’uso marginale, se non nullo, di LinkedIn, ovvero l’unico canale che permetterebbe ai candidati di dialogare direttamente con la parte più liquida e dinamica del mondo imprenditoriale, senza mediazioni e senza corpi intermedi.
Chi si candida a guidare una città complessa come Genova dovrebbe, per coerenza, presidiare tutti i canali dove si muove il lavoro, si forma l’opinione economica, si costruiscono reti professionali.
E invece no: Facebook per consenso generalista, Instagram per qualche foto ben fatta (ma spesso fotocopia di quello fatto su FB)…
Ma quando si tratta di affrontare la città che lavora, che produce, che cerca visione… cala il silenzio. Nessun post, nessun dialogo, nessun contenuto pensato per i professionisti e le imprese.
Ovviamente abbiamo fatto una prova: abbiamo provato ad entrare nelle reti dei condidati… stiamo ancora aspettando (ed essendoci stufati dopo due settimane di non risposte, abbiamo cancellato la richiesta, non sia mai che chiediamo qualche ragguaglio sul programma rispetto all’impresa e al lavoro!
Il risultato? Un digital marketing che non decolla, perché manca il pilota e manca la rotta. I numeri lo confermano: crescono i picchi, ma crollano i fondamentali.
E il WBVI Web Brand Visibility Index ce lo dice chiaro: senza strategia, il digitale rimane una bella illusione, più estetica che politica.
Conclusione: quel digitale che non decolla
Alla fine, siamo di fronte a una campagna che fa il minimo sindacale sul web.
E forse nemmeno quello. Non si tratta di budget, ma di visione.
Il WBVI Web Brand Visibility Index lo dimostra settimana dopo settimana: chi non sa maneggiare il digital marketing resta a terra, mentre altri – magari meno noti ma più digitalizzati – spiccano il volo.
In questo diario di una campagna social che avrebbe potuto raccontare molto di più, resta una certezza: finché il digitale sarà trattato come una comparsa, nessun candidato potrà davvero emergere. E il web continuerà a non votarli.
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