Usare l’intelligenza artificiale per far crescere un’azienda, sia essa un’impresa turistica, degli eventi o in altri mercati, non significa semplicemente adottare un agente AI e delegargli più attività possibili.
La crescita, quella vera, nasce quando l’AI viene inserita dentro processi aziendali progettati, misurabili e governabili, capaci di aumentare efficienza, marginalità e capacità operativa.
Per Mare Consulting l’AI è uno strumento fondamentale all’interno di un approccio tutto volto alla crescita aziendale da Growth Firm: strategia, dati, automazione, marketing, CRM e tecnologia lavorano insieme per generare risultati concreti.
Il modello cIAo 10 / 90 interpreta esattamente questa visione: una quota umana di strategia e progettazione, affiancata da automazioni intelligenti e task orchestrati in modo sostenibile.
Il vero vantaggio non è usare più AI, ma usare meglio l’AI per costruire sistemi di crescita che restano sotto il controllo dell’azienda.
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Indice dell’articolo
- AI e crescita aziendale: perché la tecnologia da sola non basta
- L’errore più comune: delegare tutto a un agente AI
- AI Growth Architecture: tecnica, strategia e business insieme
- Il modello cIAo 10/90: umano, automazione e orchestrazione
- Dove l’AI crea davvero crescita
- Dove l’AI non serve: semplicità, controllo e sostenibilità
- AI Governance Operativa: costi, controllo e responsabilità
- AI per turismo, eventi e marketing: applicazioni concrete
- Il vantaggio Mare Consulting: AI concreta per crescere
- Progettare la crescita con l’AI
AI e crescita aziendale: perché la tecnologia da sola non basta
Negli ultimi mesi il termine “AI” è entrato con una velocità impressionante e prepotentemente, in qualsiasi conversazione legata al business.
Qualunque azienda, agenzia o professionista sembra improvvisamente obbligato ad avere almeno un agente AI, una dashboard “intelligente”, un chatbot o qualche automazione semi autonoma da mostrare durante una riunione commerciale.
Il problema è che, nella maggior parte dei casi, si sta introducendo molta tecnologia senza pensare a una reale strategia di crescita.
Questo spesso genera un ciclo spesso negativo: hype, che figo, la uso faccio 4 automazioni, ne funzionano 2 e male, ne faccio altre 8, ne funziona 1, le altre sono mollate li… non so cosa fanno etc. etc. etc.
Perché implementare l’intelligenza artificiale non equivale automaticamente a migliorare marginalità, aumentare vendite, velocizzare processi o rendere un’azienda più competitiva.
In molti casi accade addirittura il contrario: si moltiplicano strumenti, costi, complessità operative e dipendenze tecnologiche senza ottenere un reale miglioramento del business o risparmiare un minuto di tempo… anzi!
Questo accade molto spesso, perché l’AI viene trattata come un oggetto “magico”, quasi separato dall’ecosistema aziendale, invece che come una capability da integrare dentro processi concreti, misurabili e governabili.
In Mare Consulting dove pensiamo da growth firm, invece, il ragionamento è completamente diverso. L’obiettivo infatti non è usare più tecnologia possibile,più AI possibile, tanto per utilizzarla.
L’obiettivo è capire come utilizzare la tecnologia per accelerare la crescita all’interno di processi ben definiti.
Questo significa che l’intelligenza artificiale deve inserirsi dentro un sistema complesso fatto di marketing, CRM, dati, automazione, customer journey, organizzazione operativa e processi commerciali.
Non può vivere isolata come se fosse una specie di “oracolo digitale” incaricato di risolvere qualsiasi problema aziendale semplicemente perché molto bravo a generare testo.
Ed è qui che nasce il vero tema dei prossimi anni: non “chi usa l’AI”, ma chi riesce davvero a trasformarla in crescita sostenibile.
L’AI funziona quando esiste un ecosistema progettato per crescere
Uno degli errori più frequenti che vediamo nelle aziende è l’idea che basti introdurre un agente AI per ottenere automaticamente maggiore produttività.
Anzi spesso si costruisce su un Agente AI, sia Claude Code, Codex o Open Claw l’intera infrastruttura.
In realtà l’intelligenza artificiale amplifica quasi sempre ciò che trova.
- Se i processi sono confusi, amplifica il caos.
- Se i workflow non sono governati, amplifica la complessità.
- Se l’organizzazione è inefficiente, accelera l’inefficienza.
Al contrario, quando esiste una struttura chiara fatta di dati, obiettivi, automazioni orchestrate (e sensate) e processi definiti e chiari, allora l’AI può diventare un moltiplicatore e un’opportunità per l’impresa straordinaria.
Per questo motivo, in Mare Consulting, lavoriamo sempre su una logica integrata: strategia, processi e tecnologia devono crescere insieme.
L’intelligenza artificiale non è il punto di partenza e di arrivo, ma è uno degli acceleratori del sistema, in questo momento, certamente uno dei più importanti.
Ed è proprio questa differenza che separa una semplice implementazione tecnologica da un vero approccio growth-oriented.
In questo scenario il framework tecnico diventa fondamentale, ma non sufficiente da solo: workflow, orchestrazione, automazioni, AI governance, eventi e task modulari hanno valore soltanto quando sono progettati per sostenere concretamente gli obiettivi di crescita aziendale.
Per approfondire il tema dell’evoluzione dell’AI nei processi aziendali, è interessante anche l’analisi pubblicata da Harvard Business Review, che negli ultimi mesi ha dedicato grande attenzione all’integrazione dell’intelligenza artificiale nei modelli organizzativi.
L’errore più comune: delegare tutto a un agente AI
Nel momento in cui un’azienda “scopre” le potenzialità dell’intelligenza artificiale, il rischio più grande è spesso lo stesso: iniziare a delegare all’AI qualsiasi attività possibile senza chiedersi se quella delega stia realmente migliorando il business.
È una dinamica comprensibile, e all’inizio anche molto appagante.
Gli agenti AI moderni sono impressionanti, veloci e sempre più capaci di produrre contenuti, codice, analisi, classificazioni e automazioni.
Il problema nasce quando questa capacità viene interpretata come una sostituzione completa della progettazione del business aziendale.
Perché delegare task, non significa necessariamente crescere o liberare tempo per le persone o migliorare in qualche modo.
Molte aziende stanno costruendo interi workflow dipendenti da un singolo agente, trasformando l’AI nel centro operativo di processi che dovrebbero invece restare governabili, modulari e sotto il controllo dell’organizzazione.
Il risultato, molto spesso, è un ecosistema ingovernabile:
- Costi che aumentano.
- Processi difficili da monitorare.
- Dipendenza dal provider di turno.
- Automazioni poco prevedibili.
- Workflow impossibili da manutenere nel lungo periodo.
Ed è qui che molte aziende iniziano ad accorgersi che “usare AI” e “costruire un ecosistema AI-oriented” sono due cose completamente differenti.
Per crescere con l’AI serve un processo aziendale, non un oracolo digitale
Uno degli aspetti più sottovalutati dell’intelligenza artificiale è che, nella maggior parte dei casi, il vero valore non nasce dal singolo agente, ma dal modo in cui l’azienda orchestra dati, eventi, workflow e automazioni.
In altre parole: la crescita non dipende dall’agente AI in sé. Ma dipende dall’ecosistema e dalle strutture costruite con e insiame alle potenzialità dell’intelligenza artificiale.
Per questo motivo, nel modello cIAo 10 / 90 sviluppato da Mare Consulting, l’obiettivo non è creare un “super agente” che governi tutto.
L’obiettivo è progettare un sistema composto da task modulari, processi orchestrati, workflow controllabili ed eventi schedulati, nei quali l’intelligenza artificiale entra soltanto nei punti in cui produce valore reale.
Questo approccio consente di mantenere il controllo dell’ecosistema aziendale anche quando cambiano modelli, API, piattaforme o provider tecnologici.
Ed è un vantaggio competitivo enorme.
Perché il vero rischio dei prossimi anni non sarà “non usare l’AI”. Sarà diventare completamente dipendenti da strumenti che non controlliamo davvero.
Per questo motivo riteniamo che l’intelligenza artificiale debba essere inserita dentro un framework tecnico e strategico più ampio, progettato per sostenere crescita, marginalità, efficienza operativa e qualità dei processi aziendali.
AI Growth Architecture: tecnica, strategia e business insieme
Uno degli errori più frequenti quando si parla di intelligenza artificiale in azienda è pensare che il tema sia esclusivamente tecnologico.
In realtà, nel momento in cui l’AI entra davvero nei processi operativi, il problema smette rapidamente di essere “quale modello usare” e diventa molto più complesso: come orchestrare persone, dati, workflow, automazioni e obiettivi di business all’interno di un ecosistema sostenibile.
Ed è esattamente qui che nasce il concetto di AI Growth Architecture.
Perché l’intelligenza artificiale, da sola, non genera crescita. L’AI:
- Genera velocità.
- Genera capacità operativa.
- Genera automazione.
Ma la crescita reale arriva soltanto quando queste capacità vengono integrate dentro una struttura progettata per aumentare efficienza, marginalità, scalabilità e qualità dei processi aziendali.
È per questo motivo che in Mare Consulting non affrontiamo mai l’AI come un semplice “tool”, o peggio deleghiamo all’intelligenza artificiale tutti gli elementi del progetto, ma pensiamo all’AI come una componente di un ecosistema molto più ampio, composto da marketing, CRM, dati, customer journey, automazioni e governance operativa.
In altre parole: il framework tecnico è fondamentale, ma non è l’obiettivo finale. Il framework tecnico serve a sostenere la crescita che l’obiettivo finale dell’impresa.
E questa differenza cambia completamente il modo in cui si progettano i sistemi i workflow, le automazioni e i processi.
Perché un’azienda non cresce grazie a un chatbot “intelligente”.
Un’impresa cresce quando l’intelligenza artificiale viene inserita correttamente dentro il proprio modello operativo.
L’orchestrazione e la gestione contano più dell’agente AI che usi
Negli ultimi mesi il mercato sembra essersi concentrato quasi esclusivamente sugli agenti AI: sistemi capaci di scrivere codice, creare contenuti, automatizzare task e prendere decisioni operative in autonomia.
Sono strumenti straordinari, ma il rischio è iniziare a confondere il singolo agente con l’intera architettura aziendale.
Ed è un errore strategico molto pericoloso.
Perché nel lungo periodo il vero vantaggio competitivo non sarà avere “l’agente migliore”, ma possedere un ecosistema capace di orchestrare correttamente AI, dati, workflow e processi aziendali.
Per questo motivo, il modello cIAo 10 / 90 ideato da Riccardo Grassi e sviluppato da Mare Consulting si basa su una logica differente: task modulari, workflow indipendenti, orchestrazione controllata ed AI attivata soltanto nei punti in cui produce valore reale.
Questo approccio consente di mantenere controllo, sostenibilità tecnica e libertà evolutiva anche quando cambiano provider, API o modelli linguistici.
Ed è esattamente qui che nasce il collegamento tra architettura tecnica e ingegnerizzazione della crescita aziendale.
Un ecosistema governabile scala meglio.
Riduce attriti.
Migliora i tempi operativi.
Aumenta la qualità delle decisioni.
E soprattutto consente all’azienda di usare l’AI senza diventare dipendente dall’AI stessa.
Per approfondire il ragionamento architetturale dietro il modello cIAo 10 / 90, consigliamo anche la lettura dell’articolo pubblicato da Riccardo Grassi: L’errore che molti stanno facendo con gli agenti AI.
Il modello cIAo 10 / 90: umano, automazione e orchestrazione
Uno dei rischi più grandi dell’attuale corsa all’intelligenza artificiale è pensare che l’obiettivo finale sia eliminare completamente il ruolo umano dai processi aziendali.
In realtà, almeno secondo la nostra esperienza, il punto non è sostituire la progettazione umana. È amplificarne la capacità esecutiva.
Ed è esattamente da questa idea che nasce il modello cIAo 10 / 90.
Il concetto è relativamente semplice ma estremamente potente: una parte ridotta in termini operativi, ma strategicamente fondamentale, resta umana e riguarda progettazione, governance, obiettivi, orchestrazione e controllo dell’ecosistema.
Tutto il resto può essere automatizzato, accelerato e potenziato grazie a workflow, task modulari, orchestrazione eventi e utilizzo intelligente dell’AI.
Quel “10% umano” non rappresenta quindi una quota residuale.
Rappresenta il cervello strategico del sistema.
Ed è proprio questa componente che consente all’azienda di mantenere controllo, visione e sostenibilità anche all’interno di ecosistemi fortemente automatizzati.
Perché l’obiettivo non è creare una struttura che “funzioni da sola”. L’obiettivo è costruire un sistema capace di crescere in modo governabile.
Automazione intelligente non significa automazione totale
Nel modello cIAo 10 / 90, l’automazione non viene mai considerata un fine a se stante, ma è sempre considerata uno strumento operativo.
Molti task aziendali possono essere gestiti tramite automazioni semplici, scheduler, trigger, webhook, sincronizzazioni CRM o workflow deterministici che non richiedono necessariamente un agente AI sempre attivo.
Ed è proprio qui che molte aziende stanno sbagliando approccio: stanno utilizzando intelligenza artificiale anche dove non sarebbe realmente necessaria.
Il risultato è spesso un aumento della complessità operativa, dei costi e della dipendenza tecnologica.
Nel modello cIAo 10 / 90, invece, l’AI viene attivata soltanto nei punti ad alto valore:
- interpretazione del linguaggio naturale
- classificazione intelligente
- supporto decisionale
- generazione contenuti
- analisi dati evoluta
- automazioni semantiche
Tutto il resto rimane governabile tramite workflow modulari e processi controllabili.
Questo approccio permette di ottenere un equilibrio molto più sostenibile tra crescita, automazione e controllo operativo.
E soprattutto consente all’azienda di continuare a evolvere anche quando cambiano tecnologie, provider o modelli AI.
Per comprendere meglio la filosofia dietro questo approccio, consigliamo anche la lettura dell’articolo di Riccardo Grassi dedicato all’orchestrazione AI e ai limiti dei modelli “full-agent”: https://riccardo-grassi.com/ciao-errore-agenti-ai-orchestrazione/.
Dove l’AI crea davvero crescita
Una delle domande più importanti che un’azienda dovrebbe porsi oggi non è “come usare l’AI”, ma molto più pragmaticamente ci dobbiamo chidere: in quali punti del nostro ecosistema aziendale l’intelligenza artificiale può generare il maggiore impatto sulla crescita?
Perché il vero valore dell’AI non nasce dalla quantità di automazioni implementate, ma dalla qualità strategica dei processi nei quali viene inserita.
Ed è qui che moltissime imprese stanno iniziando a fare un po’ di confusione.
Negli ultimi mesi abbiamo assistito a una corsa compulsiva, basata su una fiducia extra ordinaria, all’introduzione di agenti AI in qualsiasi attività aziendale, spesso senza una reale analisi del ritorno operativo, economico o organizzativo.
Il risultato, molto più frequentemente di quanto si possa pensare, è un ecosistema che appare “innovativo” per i workshop agli eventi tematici, ma che, nella pratica, aumenta di complessità, di costi e aumenta la dipendenze tecnologica da piattaforme ancora non del tutto stabili, senza produrre una crescita realmente misurabile nella propria azienda.
Per questo motivo, in Mare Consulting, lavoriamo su un principio molto semplice: l’intelligenza artificiale deve essere utilizzata nei punti ad alta intensità decisionale, semantica o relazionale.
È lì che l’intelligenza artificiale genera valore.
Ad esempio:
- classificazione intelligente dei lead
- supporto customer care avanzato
- segmentazione marketing
- generazione contenuti governata
- analisi predittiva
- ottimizzazione CRM
- supporto commerciale
- workflow di vendita
- automazioni conversazionali
- interpretazione semantica
In questi casi l’AI può realmente aumentare velocità di esecuzione, la capacità operativa e la qualità delle decisioni, contribuendo in modo concreto alla crescita aziendale.
Ed è proprio qui che il framework tecnico diventa fondamentale: senza orchestrazione, gestione, dati coerenti, workflow modulari e governance operativa, anche la migliore AI rischia di diventare soltanto un moltiplicatore di caos.
AI e crescita: il vero vantaggio è l’aumento della capacità operativa
Uno degli aspetti più interessanti dell’intelligenza artificiale è che permette alle aziende di aumentare enormemente la propria capacità operativa senza dover necessariamente aumentare in proporzione la struttura organizzativa.
Ed è un tema cruciale soprattutto per PMI, aziende di servizi, turismo, eventi e realtà che lavorano con margini sempre più compressi e processi sempre più complessi.
Quando l’AI viene inserita correttamente dentro workflow progettati bene, l’effetto più importante non è soltanto la riduzione dei tempi.
È l’aumento della capacità di gestione.
- Più richieste gestite.
- Più customer journey personalizzati.
- Più lead monitorati.
- Più follow-up.
- Più velocità decisionale.
- Più capacità di analizzare dati e trasformarli rapidamente in azioni operative.
Ed è proprio questo il punto che, secondo noi, distingue un approccio “AI hype” da un approccio realmente growth-oriented.
L’obiettivo non è sostituire le persone o aumentare una presunta efficienza.
L’obiettivo è aumentare la capacità del sistema aziendale di produrre valore.
Per approfondire il tema dell’AI applicata alla produttività e alla crescita organizzativa, consigliamo anche i contenuti pubblicati da McKinsey QuantumBlack, uno dei riferimenti internazionali più autorevoli sull’AI business transformation.
Dove l’AI non serve: semplicità, controllo e sostenibilità
Può sembrare controintuitivo per una growth firm che lavora quotidianamente con automazione e intelligenza artificiale, ma uno dei punti più importanti quando si progetta un ecosistema AI-oriented è capire dove l’AI non dovrebbe essere utilizzata.
Ed è probabilmente proprio qui che si misura la maturità reale di un approccio tecnologico.
Perché oggi il mercato tende a inserire intelligenza artificiale praticamente ovunque, spesso soltanto perché “fa innovativo”, senza chiedersi se quella scelta stia realmente migliorando il sistema.
In moltissimi casi, invece, processi semplici, deterministici e controllabili funzionano meglio e sono infinitamente più economici, senza un layer AI sempre attivo.
- Uno scheduler che invia un reminder non ha bisogno di ragionare.
- Una sincronizzazione CRM non richiede introspezione semantica.
- Un webhook non necessita di un modello linguistico multimodale da miliardi di parametri.
Eppure moltissime aziende stanno trasformando l’AI nel centro operativo di qualsiasi micro-task, creando ecosistemi strutturalmente e intrinsecamente fragili, costosi e sempre più dipendenti da provider esterni.
Ed è esattamente qui che il concetto di sostenibilità tecnologica diventa centrale.
Automazione intelligente significa usare l’AI solo dove genera valore
Nel modello cIAo 10 / 90, l’intelligenza artificiale non viene considerata un sostituto universale di qualsiasi processo operativo.
Viene considerata una capability strategica da attivare nei punti ad alto valore.
Tutto il resto può e deve restare il più possibile semplice, modulare e governabile.
Questo approccio produce vantaggi enormi:
- riduzione dei costi operativi
- maggiore controllo dei workflow
- debug più semplice
- maggiore stabilità dei processi
- riduzione del lock-in tecnologico
- migliore scalabilità nel lungo periodo
Ma soprattutto consente all’azienda di mantenere il controllo del proprio ecosistema operativo senza delegare completamente il proprio know-how a piattaforme esterne.
E questo è un tema enorme in questo periodo.
Perché nei prossimi anni il vero vantaggio competitivo non sarà semplicemente “avere AI”. Sarà avere sistemi capaci di utilizzare l’AI senza diventare dipendenti dall’AI stessa.
È qui che framework tecnico, orchestrazione e governance diventano elementi fondamentali di una strategia growth-oriented.
Per approfondire il ragionamento architetturale dietro questo approccio, consigliamo anche l’articolo pubblicato da Riccardo Grassi sull’orchestrazione AI e sui limiti dei modelli full-agent: https://riccardo-grassi.com/ciao-errore-agenti-ai-orchestrazione/.
AI Governance Operativa: costi, controllo e responsabilità
Quando si parla di intelligenza artificiale applicata alla crescita aziendale, esiste un tema che oggi viene ancora affrontato troppo poco, soprattutto nelle PMI: la governance.
Eppure sarà probabilmente uno degli elementi più importanti dei prossimi anni.
Perché introdurre AI dentro un’azienda non significa semplicemente installare un nuovo strumento.
Introdurre l’intelligenza artificiale in azienda significa modificare completamente il modo in cui dati, decisioni, workflow e processi vengono generati, orchestrati e controllati.
Ma è qui che molte aziende sottovalutare il problema!
Molto spesso l’intelligenza artificiale viene introdotta senza troppe analisi “all’interno” dei processi aziendali, senza una reale progettazione architetturale, senza controllo centralizzato e senza una strategia di governance operativa.
Anzi il più delle volte si introducono solo piccole automazioni a se stanti: il report sugli invii delle email, quell’analisi una tantum fatta su non si sa precisamente quale presupposto o il riassunto di un thread di email.
Il risultato, almeno nel medio periodo, è quasi sempre lo stesso:
- workflow duplicati
- automazioni scollegate
- costi difficili da prevedere
- processi opachi
- dipendenza crescente dai provider
- know-how distribuito fuori dall’azienda
Ed è un problema molto più serio di quanto sembri.
Perché mentre molte aziende stanno discutendo di “quale AI usare”, il vero tema strategico dovrebbe essere un altro:
come mantenere controllo, sostenibilità e proprietà del proprio ecosistema operativo.
Ed è esattamente qui che entra in gioco il concetto di AI Governance Operativa.
Per Mare Consulting, governare l’AI significa progettare workflow nei quali persone, automazioni, task modulari e modelli linguistici collaborano dentro un sistema leggibile, monitorabile e scalabile.
Il vero rischio non è usare AI. È usarla senza controllo.
Uno degli aspetti più sottovalutati dell’attuale corsa all’intelligenza artificiale è la rapidità con cui molte aziende stanno delegando processi sempre più critici a piattaforme esterne.
Ed è comprensibile, in taluni casi anche stimolante e inebriante.
Gli strumenti AI moderni sono straordinariamente efficaci, soprattutto nelle fasi di accelerazione operativa, sviluppo rapido e automazione di task complessi.
Il problema nasce quando questa accelerazione non viene accompagnata da un framework tecnico e strategico sufficientemente solido.
Perché senza governance, l’AI rischia rapidamente di trasformarsi in una nuova forma di lock-in operativo.
Ed è esattamente ciò che il modello cIAo 10 / 90 vuole evitare.
L’obiettivo non è costruire ecosistemi completamente dipendenti dagli agenti AI, ma sistemi nei quali l’intelligenza artificiale rappresenta un layer evolutivo dentro processi progettati per crescere in modo sostenibile.
Questo significa:
- workflow modulari
- task indipendenti
- orchestrazione centralizzata
- AI attivata solo nei punti strategici
- controllo dei dati
- monitoraggio dei costi
- riduzione della dipendenza tecnologica
Ed è probabilmente questo il vero salto culturale che le aziende dovranno affrontare nei prossimi anni: smettere di vedere l’AI come “magia” e iniziare a trattarla come una componente critica della propria architettura operativa.
Per approfondire il tema della governance AI e dell’impatto organizzativo dell’intelligenza artificiale, consigliamo anche i contributi pubblicati dal Gartner AI Insights Center.
AI per turismo, eventi e marketing: applicazioni concrete
Uno degli aspetti più interessanti dell’intelligenza artificiale è che il suo impatto reale emerge soprattutto nei settori ad alta complessità operativa, relazionale e organizzativa.
Ed è esattamente il motivo per cui riteniamo che turismo, eventi e marketing rappresentino oggi uno degli ecosistemi più interessanti per costruire workflow AI-oriented realmente orientati alla crescita.
Perché in questi settori convivono contemporaneamente:
- grandi quantità di dati
- processi ripetitivi
- customer journey articolati
- gestione lead
- generazione di contenuti
- CRM
- automazioni commerciali
- attività ad alta intensità relazionale
Ed è proprio in questo tipo di ecosistema che l’AI può diventare un acceleratore straordinario.
Ad esempio, nel turismo, l’intelligenza artificiale può supportare segmentazione utenti, automazione follow-up, customer care evoluto, classificazione richieste, personalizzazione delle proposte e gestione delle pipeline commerciali.
Nel settore eventi, invece, l’AI può migliorare coordinamento operativo, gestione documentale, workflow commerciali, automazioni organizzative e produzione contenuti.
Nel marketing, infine, il vantaggio più importante non è soltanto la generazione di contenuti, ma la possibilità di costruire sistemi capaci di orchestrare dati, campagne, CRM e customer journey in modo molto più dinamico.
La crescita nasce quando AI, marketing e processi lavorano insieme
Uno degli errori più comuni è pensare che l’AI appartenga esclusivamente al mondo tecnologico.
In realtà, nelle aziende che stanno ottenendo i risultati più interessanti, l’intelligenza artificiale viene trattata come un elemento trasversale capace di collegare marketing, vendite, CRM, automazione e organizzazione operativa.
Ed è esattamente questo il tipo di approccio che stiamo sviluppando in Mare Consulting.
Non semplici “strumenti AI”, ma ecosistemi AI-oriented progettati per sostenere crescita reale.
Perché il valore non nasce dal singolo agente AI o dall’ultimo modello LLM, ma nasce dalla gestione del processo e dall’orchestrazione degli strumenti.
Il valore per l’impresa nasce dalla capacità di trasformare dati, automazioni e workflow in processi capaci di aumentare capacità operativa, qualità delle decisioni e sostenibilità organizzativa.
Ed è qui che il framework tecnico torna centrale: senza orchestrazione, governance e progettazione architetturale, anche l’AI più avanzata rischia di trasformarsi in un insieme di automazioni scollegate.
Per questo motivo crediamo che il futuro non appartenga semplicemente alle aziende che “useranno AI”. Apparterrà a quelle che riusciranno a costruire sistemi capaci di integrare AI, processi e strategia di crescita dentro un unico ecosistema coerente.
Per approfondire il ragionamento architetturale e strategico dietro il modello cIAo 10 / 90, consigliamo anche la lettura dell’articolo pubblicato da Riccardo Grassi: L’errore che molti stanno facendo con gli agenti AI.
Il vantaggio proposto da Mare Consulting: AI concreta per crescere
Nel mercato attuale esistono ormai migliaia di aziende che dichiarano di “fare AI” e che grazie ad un singolo processo Bham la svolta!!!
Ed è normale: l’intelligenza artificiale rappresenta una delle accelerazioni tecnologiche più importanti degli ultimi decenni e qualsiasi realtà che lavori nel digitale, nel marketing o nello sviluppo software sente oggi la necessità di posizionarsi su questo tema.
Il problema è che molto spesso l’AI viene trattata come un semplice elemento comunicativo, quasi un’etichetta da aggiungere ai servizi esistenti, senza una reale integrazione dentro processi, workflow e obiettivi di crescita aziendale.
Per Mare Consulting, invece, il punto non è “avere strumenti AI”. Il punto è utilizzare l’intelligenza artificiale per aumentare concretamente capacità operativa, sostenibilità, efficienza e crescita delle aziende con cui lavoriamo.
Ed è proprio qui che il concetto di growth firm diventa centrale; Perché una growth firm non si limita a introdurre tecnologia.
Lavora per costruire ecosistemi capaci di generare crescita nel tempo.
Questo significa integrare AI, marketing, CRM, automazioni, workflow, dati e processi aziendali dentro una struttura coerente, progettata per migliorare realmente il business.
È esattamente il motivo per cui il framework tecnico, nel nostro approccio, è fondamentale ma non unico.
Workflow modulari, orchestrazione AI, task indipendenti, AI governance e automazione intelligente hanno valore soltanto se inseriti dentro una strategia orientata alla crescita.
Altrimenti il rischio è costruire ecosistemi tecnologicamente sofisticati ma incapaci di produrre vantaggio competitivo reale.
Non vendiamo “AI”. Costruiamo sistemi orientati alla crescita.
Uno degli aspetti che consideriamo più importanti è proprio questo: evitare l’approccio puramente “demo-oriented” che oggi domina gran parte del mercato AI.
Molte aziende mostrano automazioni spettacolari, agenti capaci di generare contenuti o workflow apparentemente autonomi, ma spesso manca completamente il collegamento con KPI, marginalità, customer journey e sostenibilità operativa.
Nel nostro approccio, invece, l’intelligenza artificiale viene sempre collegata a obiettivi concreti:
- aumentare capacità di gestione
- ridurre attriti operativi
- migliorare processi commerciali
- ottimizzare e migliorare strategie di marketing
- accelerare customer care
- automatizzare task ripetitivi
- migliorare qualità decisionale
- aumentare scalabilità del business
Ed è proprio questa integrazione tra AI e business growth che, secondo noi, rappresenta la vera differenza tra utilizzare semplicemente strumenti AI e costruire ecosistemi AI-oriented capaci di generare crescita sostenibile.
Il modello cIAo 10 / 90 nasce esattamente da questa esigenza: mantenere il controllo strategico umano e utilizzare automazione e AI come acceleratori orchestrati all’interno di un sistema progettato per evolvere nel tempo.
Per approfondire il tema dell’evoluzione delle aziende AI-oriented e dell’impatto dell’intelligenza artificiale sui modelli di business, consigliamo anche i contributi pubblicati da Accenture AI Insights.
Progettare la crescita con l’AI
Probabilmente il vero cambiamento che l’intelligenza artificiale porterà nei prossimi anni non riguarderà soltanto la tecnologia.
La vera rivoluzione riguarderà soprattutto il modo in cui le aziende penseranno la propria crescita.
Perché fino a oggi molte organizzazioni hanno affrontato il digitale come una somma di strumenti separati: marketing da una parte, CRM dall’altra, automazioni isolate, software verticali, contenuti, campagne e processi operativi spesso scollegati tra loro.
L’AI, invece, spinge inevitabilmente verso un altro paradigma. Un ecosistema realmente integrato:
- Workflow connessi.
- Dati condivisi.
- Automazioni orchestrate.
- Capacità decisionale distribuita.
- Processi capaci di adattarsi e crescere molto più rapidamente rispetto ai modelli tradizionali.
Ed è esattamente qui che la progettazione diventa centrale.
Perché il vero vantaggio competitivo non nascerà semplicemente dalla disponibilità di modelli AI sempre più avanzati. Nascerà dalla capacità delle aziende di integrare queste tecnologie dentro architetture sostenibili e orientate alla crescita.
L’AI non sostituisce la strategia. Amplifica una strategia progettata bene.
Esiste una convinzione piuttosto diffusa secondo cui l’intelligenza artificiale finirà per “automatizzare tutto”.
In realtà, almeno secondo la nostra esperienza, il punto è molto diverso.
L’AI non elimina la necessità di progettare, anzi la rende ancora più importante.
Perché più un ecosistema diventa automatizzato, più aumenta il valore dell’architettura che governa quell’ecosistema.
Ed è esattamente qui che crescita, tecnologia e governance iniziano a convergere.
Nel modello cIAo 10 / 90, l’obiettivo non è creare un’azienda completamente delegata all’intelligenza artificiale.
L’obiettivo è costruire un ecosistema nel quale AI, workflow, dati, marketing e automazioni lavorino insieme sotto una regia strategica chiara.
Questo significa mantenere controllo del know-how, sostenibilità dei processi e libertà evolutiva anche in un contesto tecnologico che cambierà continuamente nei prossimi anni.
Ed è probabilmente questa la vera differenza tra “usare AI” e costruire un’azienda AI-oriented capace di crescere davvero.
Perché il futuro non apparterrà semplicemente a chi avrà accesso agli strumenti migliori.
Apparterrà a chi saprà progettare meglio i sistemi che utilizzeranno quegli strumenti.
Per approfondire il tema dell’evoluzione delle architetture AI-oriented e dei modelli organizzativi distribuiti, consigliamo anche il Thoughtworks Technology Radar, uno dei riferimenti internazionali più interessanti sull’evoluzione dell’ingegneria software e dei sistemi enterprise.
FAQ
Come può l’AI far crescere un’azienda?
L’AI può far crescere un’azienda quando viene inserita dentro processi progettati, misurabili e governabili. Non basta adottare un agente AI: servono strategia, dati, workflow, automazioni e obiettivi di business chiari.
Perché non conviene delegare tutto a un agente AI?
Delegare tutto a un agente AI può creare dipendenza tecnologica, aumento dei costi, perdita di controllo e workflow difficili da manutenere. L’AI deve essere orchestrata dentro un ecosistema aziendale, non diventare l’intero sistema.
Che cos’è il modello cIAo 10/90?
cIAo 10/90 è un modello sviluppato da Mare Consulting che combina progettazione umana, automazione e intelligenza artificiale. Il 10% rappresenta la componente strategica e progettuale umana, mentre il 90% riguarda task, workflow e automazioni orchestrate.
Che cosa significa AI Growth Architecture?
AI Growth Architecture significa progettare sistemi nei quali intelligenza artificiale, marketing, CRM, dati, automazioni e processi aziendali lavorano insieme per sostenere la crescita dell’impresa.
Dove l’AI crea più valore in azienda?
L’AI crea valore soprattutto nei processi ad alta intensità decisionale, semantica o relazionale: classificazione lead, customer care, CRM, marketing automation, generazione contenuti, analisi dati e supporto commerciale.
Dove invece l’AI non serve?
L’AI non serve nei task semplici, deterministici e ripetitivi, come reminder, sincronizzazioni standard, webhook o processi che possono essere gestiti con automazioni tradizionali più economiche e controllabili.
Perché la governance AI è importante?
La governance AI permette di controllare costi, dati, workflow, responsabilità e dipendenza dai provider. Senza governance, l’intelligenza artificiale può trasformarsi in una fonte di complessità invece che in un motore di crescita.
Mare Consulting realizza consulenza AI per aziende?
Sì. Mare Consulting supporta aziende, operatori turistici, realtà eventi e PMI nella progettazione di sistemi AI-oriented, workflow automatizzati, CRM, marketing automation e processi digitali orientati alla crescita.
Progetta la crescita della tua azienda con l’AI
L’intelligenza artificiale può diventare un acceleratore reale di crescita solo se viene inserita dentro un sistema progettato per funzionare, misurare e migliorare.
Mare Consulting lavora con aziende, operatori turistici, organizzatori di eventi e realtà B2B per costruire workflow AI-oriented, automazioni, CRM e processi digitali capaci di aumentare efficienza, capacità operativa e sostenibilità.
Se vuoi capire come usare l’AI per far crescere la tua azienda senza perdere controllo sui processi, puoi richiedere un primo confronto operativo.



